Coronavirus: cos'è? Le informazioni fondamentali

Coronavirus: cos'è? Le informazioni fondamentali

Il SARS-CoV-2 (sindrome respiratoria acuta grave da coronavirus 2; acronimo dall'inglese severe acute respiratory syndrome coronavirus 2), chiamato anche nuovo coronavirus nCoV-2019  e conosciuto anche come coronavirus di Wuhan, è un virus facente parte del genere betacoronavirus (e famiglia Coronaviridae) scoperto intorno alla fine del 2019. Il virus è stato sequenziato genomicamente dopo un test di acido nucleico effettuato su un campione prelevato da un paziente colpito da una polmonite, di cui non si conosceva la causa, all'inizio dell'epidemia del 2019-2020 a Wuhan (Hubei). Questo virus, al momento ancora in fase di studio, è paragonato alla SARS e ha un tasso di mortalità ancora incerto a causa della fase transitoria di contagio ancora in corso. Si tratta dell'ottavo coronavirus riconosciuto in grado di infettare esseri umani. Al 31 gennaio 2020 non sono ancora ben chiare molte sue caratteristiche e, sebbene sia stata accertata la sua capacità di trasmettersi da uomo a uomo, permangono ancora delle incertezze sulle esatte modalità di trasmissione e sulla sua patogenicità (la capacità di creare danno).

Il Coronavirus nCoV-ARD è un ceppo virale appartenente alla famiglia dei coronavirus che formano una vasta famiglia di virus e sono responsabili di patologie che vanno dal raffreddore comune a malattie più gravi come la sindrome respiratoria mediorientale (MERS) e la sindrome respiratoria acuta grave (SARS). I coronavirus sono una vasta famiglia di virus, ma solo sei (229E, NL63, OC43, HKU1, MERS-CoV, SARS-CoV) erano precedentemente noti per la capacità di infettare le persone; quindi il 2019 nCoV-ARD è il settimo. La sostanziale differenza dai precedenti è il periodo di incubazione, che va da 3 a 14 giorni in cui non provoca alcun sintomo. Il 26 gennaio, Ma Xiaowei (ministro in carica per la Commissione Nazionale di Sanità cinese) ha dichiarato che "il nuovo coronavirus è contagioso, seppur limitatamente, anche nel suo periodo di incubazione, che dura fino a 14 giorni".

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ritiene che il tasso netto di riproduzione della trasmissione del virus da uomo a uomo sia tra 1,4 e 3,8. Questo valore indica il numero di altre persone a cui un paziente appena infetto può trasmettere la malattia, qualificando dunque il nuovo 2019-nCoV-ARD come infettivo quanto il SARS-CoV del 2002. Durante una conferenza di aggiornamento del 29 gennaio 2020, l’organizzazione Mondiale della Sanità fa sapere che il metodo di trasmissione non è solo diretto, ma anche indiretto per contatto. Il genoma del 2019-nCoV-ARD presenta il 89% di nucleotidi identici a quelli della SARS-like-CoVZXC21 (pipistrelli) e l'82% identici a quelli della SARS-CoV umana; tuttavia solo il 40% degli aminoacidi coincide con quelli dei coronavirus legati alla SARS.

Sebbene si supponga che le prime infezioni siano avvenute già qualche mese prima, i primi 59 casi sospetti sono stati registrati tra la fine di dicembre 2019 e l'inizio di gennaio dell'anno successivo e tra questi l'infezione è stata confermata in 41 pazienti. 30 (73%) di questi erano uomini e l'età media era di 49 anni; quasi un terzo (32%) presentava una patologia di base pregressa, tra cui otto con diabete, sei con ipertensione e sei con malattie cardiache. Due terzi di questo primo gruppo erano stati esposti al mercato all'ingrosso dei frutti di mare di Huanan. I sintomi riportati tra loro sono stati: 40 (98%) con febbre, 31 (76%) con tosse e 18 (44%) con dolori muscolari e stanchezza. Sintomi meno frequenti includevano tosse con espettorato o emottisi, mal di testa e diarrea. Circa la metà del gruppo presentava carenza di respiro e per 13 è stato necessario il ricovero in terapia intensiva. L'esame tramite tomografia computerizzata effettuato su tutte le 41 persone contagiate ha rivelato la presenza di polmonite. Le complicanze includevano 12 pazienti con sindrome da distress respiratorio acuto, cinque con danno cardiaco acuto e quattro con infezione secondaria.

Il 20 gennaio 2020 la trasmissione da uomo a uomo è stata confermata a Guangdong, in Cina, da Zhong Nanshan, capo del gruppo della commissione sanitaria che indagava sull'epidemia, rivelando che avviene attraverso le mucose di occhi, naso, bocca o contatto. Verso la fine di gennaio 2020 il virus si è diffuso a Bangkok (Thailandia), Tokyo (Giappone), Seul (Corea del Sud), Cina (Continentale), Dayuan (Taiwan), Hong Kong, Macao, in Malesia, Giappone, Stati Uniti, Vietnam, Singapore, Francia, Germania, Australia, Canada, Nepal, Cambogia, Sri Lanka, Italia, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Spagna. Alle 24:00 del 1º febbraio 2020, la National Health and Health Commission (istituzione cinese) indicava: 14 411 casi confermati di cui 2 011 considerati gravi, 304 decessi, 328 pazienti guariti e dimessi, 19 544 casi sospetti. 118 478 persone sono sotto osservazione medica.

Origine del virus

Diverse ipotesi formulate nei primi studi propendono per una eziopatogenesi a probabile carattere zoonotico (come la SARS e la MERS). Più scienziati ritengono infatti che le malattie potrebbero aver avuto origine dal Bungarus multicinctus, un serpente altamente velenoso nel mercato alimentare di Wuhan, dove viene venduta carne di animali selvatici. Poiché la maggior parte del primo gruppo di umani infetti lavorava in quel mercato, si ipotizza che vi sia giunta una versione primordiale del virus, che da lì si sarebbe propagato nella provincia e aree limitrofe.

Secondo Daniel Lucey, della Georgetown University, le prime infezioni sarebbero occorse nel novembre 2019 o prima, essendoci uno studio pubblicato che mostra come 13 dei primi 41 pazienti riconosciuti non avevano alcunché a che fare con il mercato del pesce. Uno studio filogenetico basato su genomi pubblicati, suggerisce che la trasmissione possa essere avvenuta per il tramite di un singolo animale infetto.

Il 22 gennaio 2020, il Journal of Medical Virology ha pubblicato un rapporto con analisi genomica che riflette che i serpenti nell'area di Wuhan sono "il più probabile serbatoio di animali selvatici" per il virus, ma sono necessarie ulteriori ricerche. Stando ad alcune ipotesi, il virus avrebbe mutato prima dai pipistrelli e dopo i serpenti si sarebbe diffuso tramite un vettore sconosciuto. Non è ancora noto come il virus potrebbe essersi trasferito da ospiti a sangue freddo a ospiti a sangue caldo. Un evento di ricombinazione omologa può aver mescolato un virus "clade A" (virus simili a SARS Bat CoVZC45 e CoVZXC21) con la proteina legante del recettore di un Beta-CoV ancora sconosciuto.

Trasmissione

Sebbene non siano ancora del tutto chiare le modalità di trasmissione del virus è stato confermato che è in grado di passare da uomo a uomo. Un funzionario della sanità pubblica nello stato di Washington negli Stati Uniti ha osservato che i coronavirus vengono trasmessi principalmente "attraverso uno stretto contatto con un altro individuo, in particolare tossendo e starnutendo su qualcun altro che si trova entro un raggio tra circa 1-2 metri da quella persona". Si ritiene, infatti, che nella maggior parte dei casi la diffusione tra persone avvenga attraverso le goccioline respiratorie emesse da un individuo infetto mediante tosse o starnuti che, successivamente, vengono inalate da un soggetto sano che si trovi nelle vicinanze. Non è chiaro se sia possibile infettarsi dal virus anche dopo aver toccato superfici od oggetti ove sia presente portando poi le mani verso la propria bocca o verso il naso o gli occhi.

Sebbene i virus respiratori siano trasmissibili solitamente quando il soggetto malato presenta anche i sintomi, sembrerebbe che il SARS-CoV-2 possa diffondersi anche in occasione di un contatto ravvicinato con un paziente asintomatico. Si stima che il tasso netto di riproduzione della trasmissione del virus da uomo a uomo sia tra il 1,4 e il 3,8. Tale valore indica il numero di altre persone a cui un paziente appena infetto possa trasmettere la malattia. Secondo quanto riferito, il nuovo coronavirus è stato finora in grado di trasmettersi in catena fino ad un massimo di quattro persone. Il 22 gennaio 2020, alcuni scienziati avevano pubblicato un articolo che, dopo aver esaminato "umani, pipistrelli, galline, ricci, pangolini e due specie di serpenti", concludeva che il SARS-CoV-2 "sembra essere un virus ricombinante tra il coronavirus del pipistrello e un coronavirus di origine sconosciuta" ... e ... "tra gli animali selvatici il serpente è il serbatoio più probabile per il SARS-CoV-2" da cui poi viene trasmesso agli umani. 

Ulteriori studi hanno inoltre suggerito che il SARS-CoV-2 sia originato a seguito della "combinazione di virus da pipistrelli e serpenti". Tuttavia, parte della comunità scientifica ha contestato tali conclusioni sostenendo che il pipistrello doveva essere il serbatoio naturale, mentre l'ospite intermedio, un uccello o un mammifero e non gli stessi serpenti. Al 25 gennaio 2020 non è ancora stato confermato quale possa essere il serbatoio naturale del SARS-CoV-2 nella fauna selvatica e l'ospite intermedio che lo ha trasmesso agli esseri umani. È stato invece confermato che il virus riesca ad entrare nella cellula umana attraverso il recettore ACE 2, come il virus SARS.

Sintomi della malattia COVID-19 dovuta all'infezione da SARS-CoV-2

L'infezione da SARS-CoV-2 nell'uomo comporta una malattia chiamata COVID-19. I pazienti contagiati dal virus accusano solitamente sintomi simili all'influenza, come febbre (in oltre il 90% dei casi), tosse secca (oltre l'80% dei casi), stanchezza, respiro corto (circa 20% dei casi) e difficoltà di respiro (circa 15% dei casi) che sono stati descritti come "simil-influenzali". La patologia presenta un periodo di incubazione prima dell'insorgenza dei sintomi che è stato stimato essere tra i due e i dieci giorni; a gennaio 2020 non è ancora chiaro se durante questo periodo il paziente possa essere contagioso. Il 26 gennaio, Ma Xiaowei (Commissione Nazionale di Sanità) ha dichiarato che "il nuovo coronavirus è contagioso anche nel suo periodo di incubazione, che dura fino a 14 giorni". I casi di infezione grave possono causare polmonite, insufficienza renale acuta, fino ad arrivare al decesso. I pazienti presentano anche leucopenia (carenza di globuli bianchi) e linfocitopenia (carenza di linfociti).

In una dichiarazione rilasciata il 23 gennaio 2020, il direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha dichiarato che un quarto degli infetti presentava ulteriori malattie gravi e che molti di quelli deceduti accusavano ulteriori patologie come ipertensione, diabete o malattie cardiovascolari che alteravano il sistema immunitario. Uno studio condotto sui primi 41 pazienti ricoverati negli ospedali di Wuhan con casi confermati ha riferito che la maggioranza dei pazienti era in buona salute prima di contrarre l'infezione e che oltre un quarto dei soggetti precedentemente sani necessitava di terapia intensiva. Tra la maggior parte di coloro che hanno necessitato di un ricovero in ospedale, i parametri vitali erano stabili al momento del ricovero e presentavano un basso numero di globuli bianchi e bassi linfociti.

Mortalità

Il grafico riporta il tasso di guarigione nel corso dell'epidemia di SARS-CoV-2 del 2020 in Cina, calcolate considerando diversi valori di shift temporale tra censimento del caso e guarigione. I dati numerici utilizzati provengono da . Il tasso di letalità apparente, ottenuto banalmente dal rapporto tra decessi e casi riportati in una certa data, è stato inizialmente stimato al 3% circa, e successivamente tra il 2 e il 3%. Tale dato (come anche quello del 14,6% riferito allo studio di un campione di 41 pazienti, molti dei quali erano ancora in cura) "va preso con grande cautela, in quanto non tutti i pazienti hanno concluso la loro malattia (guariti o morti)".

Per contro, alla data del 28 gennaio 2020, si riportano 132 decessi a fronte di 103 guarigioni(circa il 57% dei decessi sul totale delle malattie "concluse" registrate); a mero titolo di confronto, i casi di infezione totali accertati 8 giorni prima, cioè al 20 gennaio 2020, erano pari secondo la stessa fonte a 291.

Il rapporto apparente (cioè non corretto in base alla durata del ricovero) tra guarigioni e decessi si è andato in seguito spostando a favore dei guariti, fino ad un rapporto di circa 2:1 al 5 febbraio 2020; successivamente è andato ulteriormente aumentando, dimostrando la scarsa capacità predittiva anche di questo secondo metodo di calcolo.

La Commissione nazionale per la salute cinese ha pubblicato uno studio riguardante i dati aggiornati al 22 gennaio 2020 (17 morti), secondo cui il tempo medio dalla comparsa dei sintomi alla morte sarebbe di 14 giorni (da un minimo di 6 ad un massimo di 41). Secondo quanto riferito in conferenza stampa da fonti governative cinesi, il tempo tipico di cura nei casi di guarigione risulterebbe invece di 7 giorni (giungendo anche a 14 e più giorni in casi gravi).

Prevenzione e trattamento

A gennaio 2020 non esiste nessun trattamento o vaccino disponibile per l'infezione da SARS-CoV-2. A scopo preventivo l'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di "lavarsi le mani regolarmente, coprendo bocca e naso quando si tossisce e starnutisce ed evitare uno stretto contatto con chiunque mostri sintomi di malattie respiratorie (come tosse e starnuti)". Anche se non esistono in generale trattamenti specifici per i coronavirus umani, i Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie (CDC) statunitensi hanno consigliato di alleviare i sintomi assumendo regolarmente farmaci antinfluenzali, bevendo liquidi e riposando. Nei casi più gravi si potrebbe rendere necessario un trattamento finalizzato al sostegno delle funzioni vitali.

Nel corso dell'epidemia, alcuni paesi hanno richiesto alle persone di segnalare sintomi simil-influenzali al proprio medico, soprattutto se hanno visitato la Cina continentale. Tra le misure preventive di tipo collettivo si segnala che nel 2003, durante l'epidemia di SARS, in Cina e Hong Kong le maggiori aziende della grande ristorazione collettiva adottarono l'obbligo di indossare mascherine chirurgiche per il proprio personale di servizio, a tutela dello stesso e del pubblico: tale categoria professionale è infatti particolarmente esposta a contatti potenzialmente infettivi, sia attivi che passivi. Ad oggi non risulta, al di fuori della Cina, alcuna particolare direttiva sanitaria o obbligo di legge in tal senso.

Possibile vaccino

Nel gennaio 2020, diverse organizzazioni e istituzioni hanno iniziato a lavorare sulla creazione di vaccini per il 2019 n-CoV basato sul genoma pubblicato. Il 30 gennaio il programma quadro Orizzonte 2020 dell'UE ha pubblicato un invito a manifestare interesse, che copre tra l'altro lo sviluppo di terapie: conoscenze avanzate per la risposta clinica e di salute pubblica all'epidemia 2019-nCoV "con ID: sc1 -Phe-coronavirus-2020 In Cina, il Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie sta sviluppando un vaccino contro il nuovo coronavirus.

Il team di Yuen Kwok-yung presso l'Università di Hong Kong, che in precedenza ha partecipato ai lavori del coronavirus della SARS durante la sua epidemia del 2003, ha anche annunciato che un vaccino è in fase di sviluppo, ma si deve ancora procedere al test sugli animali. Altrove, tre progetti sui vaccini sono supportati dalla Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI), compresi i progetti delle società biotecnologiche Moderna e Inovio Pharmaceuticals e un altro dall'Università del Queensland. Il National Institutes of Health (NIH) degli Stati Uniti sta collaborando con Moderna per creare un vaccino RNA corrispondente a un picco della superficie del coronavirus e spera di iniziare la produzione entro maggio 2020.

In Australia, l'Università del Queensland sta studiando il potenziale di un vaccino a pinza molecolare che modificherebbe geneticamente le proteine virali per farle imitare il coronavirus e stimolare una reazione immunitaria. Inovio, che sviluppa vaccinazioni del DNA che non sono ancora state approvate per uso umano, ha un vaccino candidato pronto per i test preclinici e sta collaborando con un'azienda cinese al fine di accelerarne l'accettazione da parte delle autorità di regolamentazione in Cina. In un progetto indipendente, la Public Health Agency del Canada ha concesso l'autorizzazione al Centro internazionale per i vaccini (VIDO-InterVac) dell'Università del Saskatchewan di iniziare a lavorare su un vaccino. VIDO-InterVac mira ad avviare la produzione e la sperimentazione animale nel marzo 2020 e la sperimentazione umana nel 2021.